Gino Gelsomino e la voglia di Esplorare

Il Bosco Biancospino si sveglia in un marzo ancora freddino.

Ogni alito di vento fa contrasto con i raggi del sole

Il cielo sembra a volte grigio, ma pare si schiarisca nel pomeriggio.

Intorno gli animali sbadigliano ancora;

c’è il riccio che si stiracchia un pochettino, e il coniglietto che sgranocchia.

Ed il gufo che apre le ali ancora intorpidite dal freddo mattutino.

 

Intanto i fiori iniziano a svegliarsi, ogni tanto ne nasce uno,

e le gemme brillano sotto la rugiada.

Il battesimo della foresta è quell’acqua pura

che si fonde con i petali all’alba di un nuovo giorno

ed incanta anche chi non è stupito dall’incantevole natura.

Quando il piccolo Gino Gelsomino era solo un semino, aspettava sotto Mamma Terra

che il suo calore lo coccolasse per sempre.

Ma il momento di nascere era ormai arrivato

ed ora il calore poteva trovarlo solo in superficie, dove gli altri fratellini stavano per nascere.

Lui piccolino ed ancora un po' inesperto, scrutava intorno a sé tutto un mondo nuovo e inesplorato.

Col sorriso sul suo volto da bimbetto, chiedeva alle alte querce “Sta arrivando la primavera! Svegliatevi anche voi, facciamo festa! È tutto l’inverno che aspetto!”

Le querce ancora un po' assonnate, sospiravano ancora…le loro foglie ogni tanto tremavano dal venticello

ed i petali di Gino Gelsomino tremavano per la gioia di essere nato, in quel bosco cosi bello!

Osservava come gli animali esplorassero le tane, i buchi, o volassero sugli armi rami.

Ammirava le nuvole che danzavano nel cielo, si inseguivano, si gonfiavano e sgonfiavano,

come ovatta che si srotola su un azzurro piano.

Il mondo gli pareva cosi meraviglioso, ma c’era un punto interrogativo che gli viaggiava come un ronzio fastidioso.

“Perché le api sono così libere, vengono a trovarmi e poi scappano via, senza neanche salutarmi”.

Gino Gelsomino desiderava tanto avere quelle ali leggere per poter librarsi fra i tronchi e volare nell’aere.

Ma i papà alberi gli avevano insegnato l’importanza di quelle radici, che sono legate alla Madre, a quella mamma che lo aveva accudito, curato, custodito.

 

Gino Gelsomino ammirava ancora una volta quelle amiche bianche e nere che lo salutavano volando,

e di nascosto decise di sradicarsi, senza dire nulla, voleva per una volta andarsene per il bosco girovagando.

 

Ma di notte si trovava disperso.

“Ah se avessi ascoltato papà alberi!”

La sua avventura gli era stata d’aiuto, aveva gioito per aver esplorato, ma aveva le sue radici dimenticato.

Si trovava solo, dopo una giornata di curiosare…ed era arrivato il momento di riposare.

Ma le radici erano forti e gli alberi intorno sentirono il suo pianto delicato.

 

Le api trovarono il suo profumo inconfondibile e gli svelarono un segreto: “Puoi tornare da Mamma Terra, ma puoi anche espanderti ed esplorare il mondo”

Gino Gelsomino non capiva questo messaggio e tornò sul sentiero assieme alle api che gli cedettero il passo.

Mamma Terra lo accolse di nuovo proteggendo le sue piccole radici, e lui pianse per averla abbandonata.

Ma una mamma insegna al proprio figlio che è giusto seguire un sentiero.

“Il segreto che quelle api ti hanno sussurrato, puoi farlo tuo. Fai in modo di espanderti, ma delle tue radici non dimenticandoti.”

 

Gino Gelsomino quella notte si riposò.

 

All’alba di un nuovo giorno primaverile, sorrise alla Mamma Terra ed ai Papà Alberi e si mise in cammino, con le sue radici salde nel terreno, ma con la voglia di girare tutto il bosco, infondere il suo dolce profumo, salutare ogni animale nascosto.

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