LA DEA BERCHT


La storia delle alpi è piena di leggende che affondano le proprie radici nelle antiche credenze celtico-pagane.
Semmai dovreste trovarvi sulle alpi Graie, fra la valle di Susa e quella di Viù, potreste imbattervi in qualche anziano del luogo che vi racconterà con meraviglia e nostalgia la corsa delle fate. 
La leggenda narra di queste fate, che in inverno percorrevano le valli desolate ed imbiancate di neve, laddove solo gli echi degli animali si udivano da lontano e le poche casette fumavano dai comignoli dove un camino divorava la legna. Il fuoco bruciava intenso nelle fredde nottate d'inverno, ma le fate tornavano sempre insieme alla dea Bercht.
Questa dea ha molte leggende che la riguardano. Si narra che da Natale all'Epifania, questa luminosa dea passasse sui monti con streghe e fate raccogliendo i doni che gli abitanti lasciavano sui tetti delle case. Alcune delle fate sono orribili nell'aspetto ed altre sono graziose. Per spostarsi fanno numerosi salti, tanti quanto sarà abbondante l'anno. 
È probabile che come ricordo, durante alcune feste di paese, si svolga ancora oggi una danza che prende il nome della dea.

Sulle Alpi austriache c'è la credenza che la dea, sempre luminosa e con il seguito di fate, passi la notte di San Michele a benedire i buoni e maledire i cattivi.

Questa dea fulgente in inverno ha un trono nelle viscere della terra; quando torna in superficie è ricca e splendente, e si crede che con la sua processione di fatine sia protettrice delle giovani fanciulle.

La dea Bercht, fra il Reno e l'Elba diventa la dea Freya. Tale dea, nel Valhalla padroneggia la pioggia , la luce del sole, la fertilità della terra e l'amore.
Ma questa dea ha numerosi volti; andando ancora più a nord la troviamo col volto della dea Holda.

Possiamo comunque dire che con qualsiasi nome venga chiamata, è una delle dee più importanti fra le leggende nordiche.
La sua luce ci insegna la speranza del ritorno del sole e la fiducia di un futuro abbondante e fertile.

Il cristianissimo Medioevo ha appioppato a questa meravigliosa dea una connotazione negativa, dicendo che spaventasse i bambini ed ammaliasse gli uomini.

Ma questa graziosa dea era in realtà la regina degli spiriti della montagna, che protegge le buone fanciulle, e col suo lieve tocco e la sua veste azzurra, imbianca i paesaggi.

Le dee dell'inverno

CAILLEACH

La mitologia celtica di Scozia ed Irlanda è costellata di dee che danzano intorno alla ruota dell'anno. In Scozia la Dea che rappresenta i cieli grigi, i paesaggi montagnosi coperti di neve, il mare in tempesta che si scontra con la costiera, le lande verdeggianti accarezzate dalla pioggia è Cailleach una dea antichissima , una delle prime dee che personificavano Madre Terra soprattutto nel suo periodo invernale. Proprio perché questa dea è rappresentata come una vecchia saggia (il nome significa proprio vecchia, anziana, megera) come la Terra nel suo riposo invernale, che custodisce nel suo ventre i segreti dell'universo.
Le antiche leggende scozzesi parlano di una dea che creò i paesaggi montagnosi lasciando dietro di se una scia di montagne ad ogni passo. Il suo volto è segnato da rughe di saggezza, ed oltre ad incarnare massi e montagne questa dea è legata ai laghi e fiumi.

La leggenda di TighnaCailliche
A Glen Lyon, in Scozia, si trova "TighnaCailliche", la casa della Cailleach, un piccolo tempio coperto di paglia dove al suo interno vi sono tre grandi pietre lisce; la più grande è chiamata Cailleach , l'altra più grande è conosciuta come Bodach (Vecchio Uomo), e la terza pietra più piccola è la Nighean ('Figlia').
La leggenda narra che in un giorno di neve intensa un uomo ed una donna dalle proporzioni enormi si ritrovarono sperduti nella valle alla ricerca di un riparo. Il villaggio li aiutò con piacere costruendo loro una casa. La coppia si stabilì nel villaggio ed ebbe una bambina. In tutto quel periodo il tempo fu sempre clemente, con raccolti e bestiame abbondanti.
Quando la famiglia di giganti decise di andarsene proposero al villaggio che avrebbero sempre avuto inverni miti ed estati calde se nella valle si fosse mantenuto vivo il loro ricordo. Se la casetta fosse stata curata a dovere ci sarebbero state così pace ed abbondanza per tanto tempo a venire.

Queste antiche leggende rappresentano proprio la danza delle stagioni, e l'importanza che la dea occupa nella mitologia celtica proprio perché ha un grande potere sui cambiamenti climatici e sugli elementi, ma anche sugli animali; si dice che la dea durante il periodo invernale cavalchi un grosso lupo e fosse protettrice dei cervi.

Cosa ci insegna questa dea?
A ritrovare la saggezza antica che si nasconde in noi. Quella saggezza tramandata dai nostri antenati.
A contemplare la vecchiaia e la morte come un momento di trasformazione prendendo esempio da Madre Terra che in inverno, nonostante una morte apparente, cela i semi della rinascita.

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